Questa settimana l’editoriale lo lascio a colui dal quale ho imparato quel poco che so di giornalismo, a Paolo Aquaro. Questa è stata la sua introduzione alla serata del 4 Dicembre per il 20 anniversario del nostro giornale.

“Perché mi trovo qui chiedetelo ad Antonio Rubino, lui mi ha semplicemente detto: “Conosci Puglia Press sin dalla nascita, sei abbastanza critico, dì pure quello che ritieni giusto: la verità”.

Beh, la mia banale osservazione su Puglia Press è questa:20 anni di resilienza in un territorio che nel frattempo ha visto scomparire piccoli e grandi giornalisono veramente tanti, un miracolo imprenditoriale tra la morìa di carta stampata.

Emblematica la dolorosa fine della testata storica di Taranto, Il Corriere del Giorno portandosi via 67 anni di Storia, Cultura e Vite di persone tra cui, sarà poca cosa ma rimane un fatto concreto, anche otto anni della mia stessa attività professionale. Senza considerare lo sviluppo evanescente della mia amata Voce del Popolo

Ma, tanto per rimanere da queste parti, qui, a Martina Franca, devo ricordare che mentre, con dimostrate ambizioni extrapaesane, esplodeva Puglia Press, erede del quotidiano Martina Sera a sua volta nato sulla scia di Martina Oggi, in una sorta di inarrestabile inedia scomparivano ben 3 Testate martinesi: il vivace Il Paese, il compassato Il Cittadino e l’effervescente Cronache Martinesi.

Certo, sono nate Testate online, comprese le ramificazioni informatiche della stessa Puglia Press e di cui altri parleranno, ma qui, stasera, per quanto mi riguarda, è il ventennale profumo della carta stampata che si sta celebrando

e quindi il coraggio, la forza, l’imprenditorialità, la classica capatosta martinese di Antonio Rubino che ora si sta caricando sulle spalle addirittura il coupon trainante di Gazzetta del Mezzogiorno e Quotidiano diTarantoLecceBrindisi: Davide che corre in soccorso di Golia!

Già, Puglia Press: uno dei primi se non proprio il primo free press in Italia, al punto da attirare l’attenzione di Feltri che convocò subito Rubino a Milano proponendogli un “panino pugliese” con Il Giornale! Questa è storia, la storia di un giornale che ha partorito un centinaia e passa di pubblicisti. E tutto ciò partendo da un comune, non da una città capoluogo dove il bacino di utenza di qualsiasi attività è pressoché garantito.E’ proprio così.

E qui rischio il linciaggio, ma è la verità:Puglia Press deve i suoi primi vent’anni di vita a tale Antonio Rubino, forse l’unico editore puro del territorio.

Può suonare incredibile, ma il giornale, Antonio se l’è sovvenzionato con la sola raccolta pubblicitaria (lui è un maestro nel settore) e con la cassaforte derivante dall’impresa dello spettacolo e delle vulcaniche e sempre vincenti invenzioni di grandi manifestazioni popolari vendute con successo anche, se non soprattutto, fuori Martina Franca.

Ve lo dice uno che i grandi quotidiani pugliesi li ha attraversati tutti, e qualche ruolo in Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti l’ha ricoperto, ma soprattutto uno che con Rubinoha collaborato e litigato, anzi, direi più litigato che collaborato.

Certo, un giornale sta in piazza, non si chiude in casa, si sottopone ad applausi e critiche, raccoglie consensi e dissensi, guarda, osserva, sfruculia, a volte rischia anche la cantonata…ma, signori miei, i piatti li rompe chi li lava e non chi mangia soltanto, non vi pare?

Un fatto, comunque è certo e dimostrato:

negli ultimi vent’anni di sfarinamento della Carta stampata in Italia e nel mondo, la sua resilienza Puglia Press la deve a una effervescente, spesso geniale e mai doma capatosta martinese.

Non poteva essere diversamente.

E a questo punto è d’obbligo il virtuale abbraccio e il concreto riconoscimento dell’Ordine dei giornalisti pugliesi. Il collega Piero Ricci, presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, tirando fuori dall’Archivio professionale i miei ruoli di ex presidente Ungp Puglia, ecomponente dell’esecutivo nazionale dello stesso nonché di primo Presidente del Consiglio di Disciplina dei giornalisti pugliesi, mi ha concesso l’onore di rappresentarlo.

Lo faccio col distacco istituzionale del ruolo, sia pure in accomandita semplice.Grazie per la vostra pazienza.

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