La crisi che morde la pancia e mangia anche ogni speranza si può vedere ogni giorno per strada, prestando attenzioni ai particolari; se poi si aggiungono le parole dell’Assessore Infante con cui si traccia una dimensione di Martina Franca lontana dalla seconda casa in campagna, sommersa e dimenticata per ragioni incomprensibili, diventa evidente che è necessario prendere atto della “polveriera” sui cui siamo seduti tutti. Il disagio sociale è strettamente legato alla condizione lavorativa dei cittadini: meno lavoro uguale più povertà. Per questo motivo, poiché la disoccupazione è un problema sociale di una comunità e non un problema economico di una sola famiglia, o di una sola persona, la vertenza ITN sta assumendo ormai una dimensione simbolica non solo tra i 131 lavoratori di Nardelli, ma anche per la città. Il loro riscatto sociale è il riscatto di una città che sceglie di ripartire, nonostante tutto, e rimboccarsi le maniche per avviarsi.

Ripartire: con una cooperativa, con una nuova azienda, con una nuova idea. La situazione dei lavoratori ITN ci riguarda tutti perché il coraggio che i lavoratori mettono in campo per superare la crisi, investendo in prima persona, tirandosi fuori dalle dinamiche assistenzialistiche, deve essere un esempio per i tantissimi cittadini che si trovano nelle loro stesse condizioni.

Rimboccarsi le maniche e partire, con il supporto essenziale dell’amministrazione che dovrà, sempre di più, mettere al primo posto questi temi. Per la città e il suo futuro.

 

 

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