Antonio Rubino direttore del Gruppo Puglia Press ed esperto di social e mobile marketing

Come non fare sangue acido quando vi diffamano sui social?  Non solo quello che state per leggere è una risposta, ma vi spiegherò come rendere remunerativa l’offesa. Un articolo pubblicato dalla Stampa dimostra come si stanno utilizzando i social, non tanto per portare acqua al proprio mulino, ma quanto per gettare fango o screditare l’avversario. La Clinton ha perso le elezioni grazie alle fake news russe. Leggete attentamente l’articolo. A quanto pare, gli stessi autori oggi starebbero facendo la stessa cosa, favorendo M5S e Lega. A casa nostra, sui nostri profili, questo viene fatto artigianalmente. Io spesso ne sono vittima. Essendo giornalista, quando pubblico un articolo su un determinato personaggio ‘politico’ immediatamente vengo aggredito da almeno una cinquantina di profili con quasi un migliaio di like, apparentemente suoi sostenitori. L’80% sono offese, diffamazioni. Una volta rispondevo, offendevo a mia volta e cadevo nel tranello della diffamazione . Ma il continuo studio professionale dei social e sul mobile marketing, diventati il mio primo lavoro, mi hanno ‘guarito’. Oggi, senza alcun indugio, ho un ufficio legale che querela sistematicamente tutte le diffamazioni di cui sono vittima, molte di queste reiterate da stessi ‘noti’ personaggi. La diffamazione sul social è una prova documentale. E’ questione solo di tempo, porterà a un decreto penale e successivamente, dopo che sarà opposto, ad una condanna con pagamento delle spese (e lo studio legale ha trovato un’altra fonte di reddito), con la costituzione di parte civile di un risarcimento che io ho scelto di destinare ad un ENTE MORALE di Taranto. Grazie a questo sono stati già emessi decreti penali di condanna, uno anche ad un noto politico (chiederò più risarcimento) ed alla sua compagna, un altro ad noto personaggio al quale oltre al Decreto Penale di condanna ha ottenuto un rinvio a giudizio e successivamente gli ho fatto altre querele di cui attendiamo pazientemente l’esito. Non ho risparmiato nemmeno autorevoli colleghi giornalisti. Proprio negli ultimi giorni, un famoso giornalista di un quotidiano regionale ha pubblicato in una intervista  che l’intervistato, una persona a me molto cara, sarebbe ‘dichiaratamente gay’, ora, a parte il fatto che la persona in questione convive con una bellissima ragazza e non mi risulta  lo sia, ma anche se lo fosse (non ho nulla contro i gay), non lo ha mai dichiarato e l’unica che potrebbe acclararlo è la moglie del giornalista, ma è inopportuno arrivare a questo. L’autorevole testata ha immediatamente tolto l’articolo dal web, anche se rimane il cartaceo. Quanto gli chiedereste di risarcimento a questo giornalista o la sua testata? L’Ente Morale di Taranto ha bisogno di tante cose. A proposito, le querele vanno fatta anche a coloro che mettono un solo mi piace su un post ritenuto diffamatorio, aumenta la possibilità di guadagno. La sentenza n. 50 del 2 gennaio 2017 della Corte Suprema di Cassazione parla chiaro: offendere attraverso i social network può essere considerata a tutti gli effetti diffamazione aggravata, con una pena che va da 6 mesi a 3 anni di reclusione o una multa dai 516 Euro in su oltre denaro derivante dalla Costituzione parte civile. Commettono il medesimo reato. Mia nonna diceva: se vuoi fare del male non dargli un pugno, colpiscilo sulla parte del cuore dove ha il portafogli. In questi giorni, molti candidati o partiti sono vittime di diffamazioni anche aggravate. Il rimedio è sempre quello: l’immediata querela, ma con l’aggiunta di utilizzare il social per comunicarglielo. Dopo la prima fase che è quella di fare il galletto, quando si renderà conto che la cosa è seria, cambierà atteggiamento. Non abbiate paura se il profilo è falso, si arriva anche a quello grazie alla Polizia postale sempre che ci sia la diffamazione.Meditate e rivolgetevi ad un avvocato, ce ne sono tanti senza lavoro, se volete vi consiglio i miei.

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