Undici fornai martinesi donano il pane. Il pane di giornata, le focacce, in alcuni casi anche panzerotti e taralli sono ritirati dai volontari del Cav che il mercoledì sera provvedono a distribuirlo a chi ne ha bisogno. Non tutti possono presentarsi: per accedere a questa distribuzione si presenta prima il proprio certificato ISEE, che chiarisce il reddito familiare, e consente alla concertazione tra l’assessorato ai servizi sociali e i volontari del Cav di dare davvero a chi ha bisogno dei generi alimentari di prima necessità.

La giornata della generosità è una festa organizzata da numerose associazioni al Cav per sabato sera alle 19:30. È una doppia festa: servirà per ringraziare i fornai martinesi che hanno avuto la sensibilità di fare questo regalo a trentasette famiglie povere che ne beneficiano e per ringraziare i volontari per il loro impegno per la comunità.

Chi non è stato un mercoledì sera ad assistere a questo evento dovrebbe andare a bussare a quella porta scomoda, posta lungo la discesa dove sfrecciano le auto e assistere. Non si dà un tozzo di pane, ma una busta piena con tanto pane da durare per una settimana. Il commento di chi non sa cosa sia la povertà a Martina nel 2013 è quello di stupirsi di tanta abbondanza, pensando che il pane si possa indurire o non essere più buono. Ma chi pensa così da una parte commette l’errore della regina Marie Antoinette, quella famosa per la frase «se non hanno pane, che mangino brioches»; dall’altra non considera che i poveri martinesi sono spesso persone che hanno un mutuo o un affitto da pagare, che non hanno più un lavoro né hanno un sussidio e che in casa hanno anche un frigo che resta vuoto e che possono riempire anche congelando il pane.

Daniele Milazzo

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