A palazzo Chigi si pensa al commissariamento dell’Ilva. E ieri, allo stabilimento siderurgico di Taranto, sopralluogo di tecnici dell’istituto superiore di ricerca e protezione ambientale, Ispra, e tecnici dell’Arpa, agenria regionale di protezione ambientale. C’è da verificare lo stato di attuazione delle prescrizioni per ottenere l’autorizzazione integrata ambientale, Aia. Ad ora, le prescrizioni non sono tutte rispettate. Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha dato tempo fino a venerdì per una relazione dettagliata. C’è la bomba a orologeria del 5 giugno, del resto: data della possibile procedura di infrazione, da parte dell’Unione europea, per la mancata applicazione delle prescrizioni dell’Aia.

Sul piano politico, si diceva, tecnici al lavoro a palazzo Chigi. Si ipotizza, fra l’altro, di anticipare il commissariamento, come del resto è previsto dalla legge 231/2012 meglio nota come salva Ilva. Il commissariamento interverrebbe in caso di “eventuali criticità” nell’applicazione dell’Aia citata prima.

Sul piano occupazionale, grandissima preoccupazione, ma nulla di eccessivo sul piano delle manifestazioni di tale preoccupazione, da parte dei lavoratori, che vedono fortemente a rischio le loro posizioni e sono preoccupati perfino per il prossimo stipendio (data-chiave, il 12 giugno). I massimi esponenti sindacali, da Camusso a Bonanni, dicono che è una priorità garantire la produzione contemperandola con la tutela ambientale, mentre Sergio Cofferati, già leader Cgil, afferma che ora è necessario un temporaneo intervento dello Stato. Invece Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ci va giù duro: tavolo di crisi a palazzo Chigi e via Riva dall’Ilva.

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