Antonio Rubino direttore del Gruppo Puglia Press ed esperto di social e mobile marketing

Sono stati approvati i PUC (Progetti Utili alla Collettività) nell’ambito del Reddito di Cittadinanza. Oggi i fruitori di questo contributo mensile erogato dallo Stato sarebbero obbligati a rispondere alle chiamate dei Comuni per svolgere mansioni di pubblica utilità, pena la revoca del reddito. Un Decreto Elettorale da parte del Governo, in particolare di chi lo ha introdotto. Affinché questo avvenga è necessario che ci sia una manifestazione di interesse da parte di un Ente. Facciamo un esempio: il Comune di Ginosa (a guida 5 stelle). Il cui sindaco è Vito Parisi ha approvato sei progetti che riguarderebbero dei lavori di gestione della biblioteca civica, piccoli lavori di manutenzione e pitturazione presso le scuole del territorio comunale, la pulizia delle spiagge e la promozione turistica alla raccolta di piccoli rifiuti nei quartieri, il sostegno ad anziani bisognosi per faccende quotidiane al recupero delle aree verdi del territorio. Quanti bei progetti. A chi non hanno fatto colpo? Sono state individuate dieci persone ciascuno di essi. Quindi ‘verrebbero’ utilizzate sessanta persone. Il condizionale è d’obbligo e vi spiegherò perché. Lasciando perdere tutto il bla, bla, bla del comunicato che esalta l’attività del Comune di Ginosa e soprattutto l’efficacia del RDC, tanto che conclude con “Vogliamo far sentire il cittadino percettore del reddito una reale risorsa e che finalmente entriamo nella parte più concreta delle misure collegate al Reddito di Cittadinanza, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle ed oggi divenuto realtà”. Partiamo da un dato: a Ginosa i percettori del reddito saranno sicuramente diverse centinaia. Se e quando questi progetti dovessero entrare in funzione, verrebbe utilizzata solo una piccola percentuale di fruitori, con tutti le limitazioni del caso. Infatti sullo stesso comunicato mettono le mani avanti: “Ovviamente è prevista una rotazione tra tutti i beneficiari I soggetti verranno individuati dai Servizi Sociali comunali in base alle loro attitudini, alla loro storia sociale e familiare e alle esperienze maturate, bla, bla, bla.. Ognuno sarà seguito sia dal responsabile dell’area che da un tutor, bla, bla, bla. Chiaramente i destinatari riceveranno un’adeguata formazione in base alla mansione da svolgere, bla, bla, bla, nonché tutto il materiale per il corretto espletamento della stessa, bla, bla, bla. Di concerto con gli uffici comunali competenti, a seguito delle istanze e delle necessità del territorio, l’offerta progettuale potrà essere ampliata”. Tutto l’iter lascia presagire che è più facile che i fruitori, nel frattempo, vincano 1000 euro ciascuno al gratta e vinci. Gli Uffici di Collocamento non hanno oggi la possibilità di chiamare nessuno percettore, né sanno chi chiamare. Qualcuno di questi uffici che ho chiamato, mi hanno riferito che l’iter è così lungo che per attuarlo ci vorrebbero diversi mesi. Non è stata realizzata alcuna piattaforma. Quindi, in conclusione, tutto il CAN CAN fatto sui social nelle ultime settimane, sembrerebbe una grande bufala uscita prima delle elezioni dell’Emilia Romagna e della Calabria. I fruitori calabresi, si sono allarmati quando hanno percepito che avrebbero dovuto lavorare per continuare a prenderlo e non hanno più votato il Movimento 5 stelle, facendolo crollare ai minimi storici, preferendo Berlusconi che prometteva di tutto e di più, mentre in Emilia Romagna, pur penalizzando lo stesso Movimento, si sono affidati a chi, il PD, ha costretto i suoi partner (M5S) ad utilizzare un palliativo che facesse intendere che per mantenerlo, i fruitori, dovessero lavorare. Possono continuare a fare sogni tranquilli quelli che già pensavano di rinunciarci pensando di dover andare a lavorare.  SIGH

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