Si riceve e si pubblica un comunicato stampa SEL:

Rimaniamo sbigottiti di fronte alle esternazioni di certa destra che, parlando dei migranti arrivati a Martina, si esprime con toni della più gretta propaganda populistica, definendoli “portatori di malattie”, o riducendo tutto ad una inutile contrapposizione “i nostri poveri prima di loro”.
Una destra abituata a parlare più alla pancia fomentando rabbia, che alla testa dei suoi elettori.
La questione del disagio economico dei nostri concittadini non è alternativa a quella dei richiedenti asilo. I due aspetti sono il frutto ambedue delle enormi disuguaglianze create da una parte dal capitalismo e dal liberismo moderni e dall’altra dalle guerre sanguinose che si consumano in determinati territori africani e mediorientali.
Il problema delle destre è che combattono i poveri, non la povertà, i migranti, non l’immigrazione. E il tutto è fatto solo ad uso e consumo di un pubblico da accaparrarsi in campagna elettorale.
Per noi una e una soltanto può essere la risposta: accoglienza.
Dovrebbe ben saperlo questa destra che si definisce “cattolica”, e fa sorridere che a ricordarglielo dobbiamo essere noi. Noi, che al centro di Ortolini ci siamo stati e che abbiamo visto e toccato l’emergenza. Insieme a tanti volontari, associazioni, operatori, medici, pediatri, insegnanti, giornalisti, con la protezione civile e le forze dell’ordine, al fianco dell’amministrazione comunale. Eravamo lì, sia nel 2014, con Donatella Infante come assessore ai servizi sociali e sia nei giorni scorsi. Abbiamo lavorato insomma insieme a tutta quella gente che ha deciso di alzarsi da una comoda scrivania per cercare di dare il proprio contributo a gestire un’emergenza che si è presentata alle porte della nostra cittá. Lavorando all’accoglienza che è la base di una umanitá fondamentale nel processo di una nuova gestione coordinata dei flussi migratori, come hanno ricordato anche l’Anpi, Emargency e il Comitato Bella Ciao.
Invece di fomentare l’odio, sarebbe più opportuno sedersi e raccogliere le varie intelligenze (e ve ne sono disponibili a farlo) per studiare un protocollo e delle procedure condivise al fine di strutturare le varie azioni relative all’accoglienza di questa gente che, si voglia o no, continuerà a bussare scalza e denutrita alle porte della nostra Europa.

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