Il Vicesindaco Coletta al lavoro. Ambiente, Sport e Turismo possono attendere

Come ogni giorno, questa mattina, ho accompagnato mio figlio a scuola e, piuttosto che pensare, come faccio di solito, a tutte le cose che devo fare durante la giornata, ho deciso di ‘osservare’ tutto quello che mi circonda. Ho sempre detto ai ragazzi che vogliono imparare il mestiere di giornalista che le notizie non devi andarle a cercare, ma sono loro che cercano te. Devi solamente guardare (con molta attenzione) e saper ascoltare.  Durante tutto il tragitto ho guardato tutto quello che mi stava attorno: donne e uomini che, a loro volta, accompagnavano i loro figli a scuola; Il Vigile urbano con aria seria, vicino alla chiesa, faceva attraversare i ragazzi sulle invisibili strisce pedonali;  i camion della spazzatura con molta lentezza (come richiede il loro lavoro),  spazzolavano la strada e svuotavano i bidoni e, loro malgrado, rallentavano il traffico, suscitando la rabbia di chi, in coda, aveva fatto ritardo e spazientito suonava il clacson; camion e furgoni in terza fila approvvigionavano i supermercati, riducendo la carreggiata e creando ulteriori rallentamenti;  pullman che attraversavano il centro della città, con a bordo pendolari, scaricando fumo nero, a quanto pare come farebbe la Volkswagen utilizzando, esattamente come i vecchi mezzi della  Sud Est, cavie umane; gente davanti agli uffici postali al freddo, con 2 gradi di temperatura, aspettando che arrivi l’orario d’apertura, senza sapere quante ore occorreranno per sbrigarsi, così come quelle persone, probabilmente  ammalate, che fuori dal portone del proprio medico, aspettano l’apertura dell’ambulatorio  per prendere il turno. Tutto questo è quello ce ho visto in circa mezz’ora, mentre mi recavo al solito bar, non tanto per prendere il caffè, quanto per incontrare come da rito quotidiano, i soliti amici.  Ho riflettuto su tutto quello che avevo visto fino a quel momento e gli unici sorrisi li ho notati nel bar. Quelli che avevo incontrato per strada AVEVANO TUTTI LA FACCIA ARRABBIATA, come se fosse a loro capitato qualcosa di spiacevole. C’era un’altra cosa in comune: ERANO IN RIGOROSO SILENZIO, tranne che per proferire parolacce a chicchessia. Nessuno sorrideva, nemmeno il vigile urbano che, alzando la mia mano, cercavo di salutare per augurargli il buon giorno e con la faccia altrettanto arrabbiata sembrava rispondere: MA CHE COSA VUOI?

Fate domani mattina la stessa riflessione.  Ora, non voglio dire di andare tutti al bar, ma che la gente non è felice, anzi è triste. Questo non riguarderà solo la mia città molto probabilmente. Non riesco ancora a capire come i miei compaesani facciano a vivere, con la crisi del commercio, delle confezioni ecc. Il mio lavoro è anche quello di raccogliere la pubblicità e, a volte, non ho il coraggio di entrare nelle poche aziende rimaste. Guardo i negozi vuoti, così come le banche, tranne nei primi giorni del mese, quando si riscuotono le pensioni o si pagano le cambiali. Negli uffici postali è diverso: sono pieni di gente che deve pagare le bollette. Certo, io vedo la mia città.  La vedo precipitata in caduta libera, in ginocchio, in declino rispetto ad altre, magari è una mia immaginazione. Vedo le campagne strapiene di rifiuti esportati dalla città. Riempiono i cassonetti e a volte, per non farsi riprendere dalle telecamere nascoste in perfetto stile far west, gettano le buste dal finestrino dove capita. I residenti nell’agro ai quali dovrebbe spettare l’utilizzo di quei cassonetti, trovandoli pieni, sono costretti a mettere il sacchetto fuori posto beccandosi la multa, grazie alle ‘trappole’. Eppure, non ci voleva Einstein per capire che si doveva partire creando le isole ecologiche ed avviando la raccolta in campagna prima di farlo in città. Una città, la nostra nella quale mi ha rubato la propaganda, mestiere con il quale sopravvivo. Non passa ora o giorno che non trovi un assessore che ne sta facendo su un qualsiasi argomento con tanto di foto correlata. Ma ora bisogna farsene una ragione in quanto, l’onnipresente pluriassessore (lo stesso dell’ambiente e del turismo) dovrà occuparsi della campagna elettorale del suo candidato alla Camera dei Deputati per vincere un’altra battaglia. Però si è preso il tempo   per organizzare l’ennesima festa DELLO SPORT a ‘Giugno’, chiamando a raccolta … gli sportivi (??), per la solita parata con selfie e propaganda, anche se non c’è a Martina Franca una sola struttura pubblica dove, chi non ha soldi per pagare la retta, possa fare sport. Magari, potranno attendere qualche altro mese le lastre d’amianto per essere smaltite ed a rischio salute in contrada Grassitello. Ma la mia riflessione è con quale economia viviamo a Martina. La risposta più esauriente l’ho avuta dal mia geometra: grazie alle pensioni dei pensionati. Pensateci.  Siamo la città con il maggior numero di ragazzi che vanno via, aiutati dal Comune che sta facendo un corso su come preparare il curriculum (per andarsene probabilmente prima). Poco più di una settimana fa è nata Giorgia, la mia nipotina. Sono contentissimo, ma nello stesso tempo infelice. Mia figlia Laura vive a Roma e non so quante volte, durante l’anno, potrò veder crescere la bambina. Tanti nella mia stessa situazione potranno capirmi, anche lo stesso Sindaco Franco Ancona. Antonpio, il più piccolo, domani farà 18 anni e ci ha preannunciato che appena si diplomerà tra qualche mese, se ne andrà a Milano. Li ho quasi tutti fuori (tranne una).

Questo editoriale l’ho tirato giù di botto, raccontandovi le prime ore della giornata. Sono le 10,45, aiuto Raffaella a chiudere il giornale. Buona settimana.

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