Una volta ci si fermava con dei banchetti in mezzo alla piazza: adesso invece la raccolta firme va su una piattaforma online. È il caso della petizione lanciata dall’associazione Voglia di Martina, costituitasi informalmente proprio per sollecitare un restauro della Chiesa del Monte Purgatorio a Martina Franca. La petizione, che può essere firmata online all’indirizzo http://chn.ge/1cr1trd è indirizzata all’arcivescovato di Taranto poiché la proprietà dell’immobile è della Curia tarantina.
«In piazza Plebiscito, all’ombra della facciata barocca della basilica di san Martino, si erge la chiesa del Monte Purgatorio, antica sede della confraternita dei preti (che solo recentemente è stata riattivata)» Inizia così il testo della petizione «La chiesa risale al 1649 come chiaramente riporta l’iscrizione epigrafica sul portale secondario». La sua storia è particolare: i canonici martinesi si riunivano in una cappella dell’antica chiesa di San Martino (quella precedente al rifacimento barocco) ma erano spesso disturbati da schiamazzi e dal viavai di fedeli e cittadini. Decisero dunque di acquistare un immobile nello spiazzo lì accanto, affianco a quello che allora era il cimitero (oggi è l’area pedonale attorno alla chiesa di San Martino) e lì edificarono questa chiesa, intitolata alle anime del Monte Purgatorio, così come attesta un’edicola lunettata posta sullo stipite del portale d’ingresso, che mostra con una tempera ormai sbiadita le anime del Purgatorio.
Chi passa all’esterno spesso non si accorge di essere accanto a una chiesa, ma l’interno è un piccolo gioiello di arte locale: «Tutto il soffitto è dipinto a tempera riproducendo l’effetto delle volte a cassettoni esagonali misti a roselline rinascimentali. Nel sottovolto, all’interno di vele a forma di unghia, si collocano i dipinti, anche questi a tempera, delle immagini allegoriche delle Virtù intervallate dalle anime avvolte da fiamme del Purgatorio. Anche le pareti, opportunamente dipinte, creano l’effetto trompe-l’œil del marmo policromo di rivestimento»; la petizione non menziona però che fino a un metro e mezzo di altezza i colori marmorei sono stati ricoperti da una vernice lucida grigiastra, stesa probabilmente negli anni ’40, quando la cura dei beni architettonici seguiva altri criteri.
«All’interno di questa chiesa» continua la petizione «è conservata una delle opere più significative del pittore martinese Giovanni Caramia, San Michele Arcangelo con le anime purganti, realizzata con colori brillanti e movenze sensuali secondo lo stile di Cosmè Tura della scuola ferrarese rinascimentale. Sull’altare maggiore sovrasta la statua della Beata Vergine delle Grazie in pietra policroma. Al piano superiore, si colloca, in pessime condizioni, l’antico oratorio della confraternita dei preti. Il soffitto è interamente rivestito con tavole ricoperte da tele dipinte. Al centro c’è la grande Deposizione e attorno si collocano, in singoli quadretti, le anime purganti intervallate da graziosi puttini affacciati da una balaustra mentre suonano alcuni strumenti musicale o reggono serti floreali».
Per brevità è omessa anche la presenza di un organo coevo alla creazione della chiesa, un organo a canne di cui fortunosamente si è riusciti a salvare i suoni grazie a un maestro organista martinese, Paolo Palazzo, che a suo tempo ha registrato tutte le sonorità possibili di quest’opera musicale. Chi ha visto la chiesa nella sua apertura durante le giornate settembrine dedicate ai chiese e palazzi aperti ha potuti constatare i danni molto gravi causati dall’assenza di cure e dall’umidità. Le tele sono bucate in più punti, i muri stanno perdendo i colori degli affreschi a causa dell’umidità, la statua della madonna col bambino perde lentamente vari pezzi ed è ricoperta da uno spesso strato di polvere. In alcune parti lo stesso intonaco cade a pezzi. Se firmare può significare restituire un pezzo di storia alla città, questo è un invito a farlo.

Daniele Milazzo

Ecco alcune foto della chiesa scattate da noi alcuni giorni fa per la sua apertura straordinaria

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