L’argomento «privacy negli uffici pubblici e relativa violazione» è sempre d’attualità, specie in casi particolari, come banche o uffici dove vengano maneggiati dati particolarmente sensibili. In questi casi, incorrere in una violazione della riservatezza è piuttosto facile, e ogni anno non si contano le cause intentate dai cittadini contro società ed enti, che fruttano spesso risarcimenti di una certa entità.

Basti pensare ad un procedimento penale di alcuni anni fa contro la banca BNL e un’azienda di servizi incaricata dalla banca di raccogliere informazioni sulla solvibilità dei clienti per la concessione di mutui e prestiti. Con una sentenza civile fu riconosciuto un risarcimento ad alcuni cittadini, che lamentavano il trattamento illecito dei dati personali da parte dell’istituto bancario. “Nomi e cognomi dei clienti emergevano da telefonate fatte di fronte ad altri clienti – si legge nelle testimonianze processuali –. Colloqui a porte aperte con altri clienti che discutevano di mutui non concessi e assegni scoperti. Pratiche a bella vista non solo in segreteria ma anche, come la nostra, a fianco dei depliant illustrativi”.

Insomma, vuoi per sciatteria dei dipendenti, vuoi per altre motivazioni, i dati non sono più «sensibili», ma volano all’interno di uffici e studi, in barba all’articolo 1 del testo unico sulla privacy (c.d. «Diritto alla personalità»), dove si afferma testualmente: “Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano”. Altro aspetto importante è il diritto alla riservatezza, che riguarda ogni informazione relativa ad una persona, pure se non coperta da riserbo: sono dati personali ad esempio il nome o l’indirizzo della propria abitazione.

Il problema non è solo per le banche, ma per qualsiasi ufficio dove vengano maneggiati dati importanti, e per i quali una eventuale diffusione al pubblico potrebbe creare disagi ai cittadini-utenti, che potrebbero vivere il colloquio col funzionario di turno in maniera imbarazzante o addirittura lesiva della propria dignità. Questo accade soprattutto quando si parla di tributi e riscossione degli stessi, ed è appunto il caso di cui vi parliamo oggi. Abbiamo infatti ricevuto una lettera di un cittadino, che descrive la situazione di Martina Franca per quanto riguarda il «Mondo Tributi»: domande tecniche, reclami, chiarimenti e quant’altro.

Ecco la lettera, che riportiamo in maniera integrale, perché molto interessante: “Ti rivolgo una preghiera affinchè possiate fare ciò che un mortale cittadino come me non può fare con semplici parole. Fino a ieri a Martina avevamo (e dico avevamo) un Ufficio Tributi, e tra i vari impiegati vi era un funzionario, nella persona del signor Francesco Cosa, a mio parere e non solo mio, persona preparatissima su tutta la normativa Ici, Imu, Tarsu, e quant’altro. Persona dotata di tanta, tanta pazienza e disponibilità.

Ogni cittadino che avesse un problema inerente a quanto su detto, veniva ricevuto in una stanza, e messo a suo agio. Dopo essersi seduto, aveva la possibilità di rivolgere tutte le domande necessarie, ricevendo dal sig. Cosa risposte precise ed esaurienti, col colloquio che si svolgeva nella  massima riservatezza.

Oggi invece la situazione è drasticamente cambiata. Lo stesso cittadino è costretto a rivolgersi a Francesco Cosa non più presso l’Ufficio Tributi del Comune, bensì presso La So.G.E.T. S.P.A. L’Ufficio Tributi del Comune risulta chiuso al pubblico.

I cittadini non sono più ricevuti in tutta riservatezza nella stanza del funzionario, bensì sono costretti ad essere incolonnati come pecore insieme a tanta altra gente, aspettando il proprio turno (in piedi), circondati da altre persone che versano nella stessa condizione, e che ascoltano (loro malgrado) i tuoi problemi, le tue risposte, i tuoi dubbi e le tue soluzioni. Il tutto in totale violazione della legge sulla privacy. Oggi non domani noi cittadini pretendiamo il ripristino dei nostri diritti a mio avviso calpestati e violati. Firmato: C.P.”

Insomma, una testimonianza chiara ed inequivocabile, che porta ad una conclusione semplicissima: a Martina Franca l’argomento Tributi è cosa pubblica, nel senso che chiunque si rechi alla Soget non ha a che fare con un funzionario e un solo paio di orecchie, ma con X “funzionari impropri” e X*2 orecchie, che ascoltano dati, situazioni e fatti che sulla carta dovrebbero essere riservati. Da qui all’ipotetico chiacchiericcio di quartiere il passo è breve, ma per dovere di cronaca ci fermiamo qui.

I fatti sono questi. A Martina un Ufficio comunale per i Tributi non esiste più, prontamente sostituito con una camera senza privacy, una sorta di Grande Fratello» tributario che tutto vede e ascolta. Uno dei cavalli di battaglia del sindaco Franco Ancona durante la campagna elettorale è stato quello della necessità di efficientare il servizio tributi, internalizzandolo, concetto ribadito anche nei consigli comunali succedutisi in questi mesi, come quello di fine ottobre, dove affermò: “Non so se riusciremo a sciogliere consensualmente il nostro accordo con SOGET (valido tre anni, nda). Ribadiamo però il nostro impegno a costruire un ufficio per l’internalizzazione, perfettamente strutturato al punto tale da «spingere» quasi la SOGET a disinteressarsi di Martina. Non possiamo quindi chiudere il nostro rapporto con tanto anticipo, finchè non avremo un ufficio pienamente funzionale”. Speriamo quindi che quell’ufficio “pienamente funzionale” arrivi presto a Martina Franca, per restituire ai cittadini la Privacy loro sottratta fino ad oggi.

Carlo Carbotti

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