Di seguito un comunicato diffuso dal gruppo Umanesimo della pietra:

Martedì 12 marzo 2013 alle ore 19.00 nel salone di rappresentanza della Società Artigiana di Martina Franca (Piazza Plebiscito 17) Umanesimo della Pietra celebrerà il Memorial Italo Palasciano (Alberobello 12 marzo 1927 – Bari 13 febbraio 2007), per ricordare l’intensa attività pubblica di questo socio fondatore del Gruppo.

Giornalista professionista, all’indomani dell’ultima guerra mondiale e fino al 1982 Palasciano è stato redattore per la Puglia del quotidiano L’Unità, come esperto dei problemi dell’agricoltura pugliese e della sua storia; in precedenza aveva anche collaborato con Paese Sera e per conto dell’Istituto Feltrinelli era stato fra i curatori della Bibliografia della stampa operaia e contadina in Puglia dal 1846 al 1924.

Nel corso della sua lunga attività professionale e di ricerca ha pubblicato opere di notevole spessore scientifico e numerosi saggi (molti dedicati alle prime vicende comunitarie di Alberobello), per lo più apparsi sulla rivista Riflessioni-Umanesimo della Pietra, della quale l’estinto è stato direttore responsabile.

Domenico Blasi presenterà la sesta edizione di questa manifestazione culturale, nel corso della quale, annualmente, viene trattato un argomento storico, fra quelli di cui si è interessato Italo Palasciano nel suo trentennale rapporto di collaborazione con Umanesimo della Pietra.

Relatore dell’incontro del 2013 sarà il professor Angelo Massafra, ordinario di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Bari, che parlerà sul tema Lotte contadine e movimento sindacale nel Secondo Dopoguerra, descrivendo una temperie sociale, nella quale Italo Palasciano si mosse da protagonista.

Con la caduta del Fascismo (25 luglio 1943) e con la successiva riorganizzazione delle forze politiche democratiche, fino ad allora operanti in clandestinità, riprese vigore nel Mezzogiorno d’Italia la cosiddetta questione meridionale, soprattutto per quel che atteneva le rivendicazioni contadine di una più equa distribuzione delle terre dei grandi latifondisti.

La situazione economica, aggravata da una durissima politica repressiva, era insostenibile a causa della dilagante disoccupazione e del vertiginoso aumento dei prezzi dei generi di prima necessità.

Numerose rivolte popolari scoppiarono nel Foggiano, nel Barese e nel Brindisino, infatti fra l’ottobre del 1949 e il marzo successivo negli scontri con la polizia rimasero uccisi e/o feriti molti braccianti, che avevano occupato terre incolte.

Al questo stato di cose il Governo provvide solo nell’ottobre del 1950, quando, non senza contrasti, venne approvata la cosiddetta legge stralcio nel quadro della riforma agraria per effetto della quale in Puglia vennero espropriati 116.000 ettari, assegnati in quote ai contadini.

Nella Murgia dei Trulli, dominata dalla piccola proprietà fondiaria, la riforma agraria non sortì gli stessi effetti registrati in altre parti del Paese, tuttavia fu rilevante il ruolo svolto dalle rinate organizzazioni sindacali nell’incanalare politicamente e socialmente le istanze dei coltivatori diretti, almeno sino agli anni in cui s’avviò il processo d’industrializzazione e di terziarizzazione del territorio.

 

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