Tanto che tuonò piovve. Dopo oramai anni di stenti e tentativi di resistenza, uno dei più noti supermercati di Martina Franca in Via De Gasperi (Circonvallazione) sabato prossimo abbasserà le saracinesche. Non sappiamo che fine faranno i dipendenti, di certo negli ultimi tempi si erano ridotti già a due sole unità, un banconista ed una cassiera, ad accogliere i pochi avventori, quando in passato erano almeno una decina.

Gli addetti sono le prime vittime dell’incuria della Pubblica Amministrazione. La strada è chiusa da oramai troppo tempo per dei lavori che dovevano terminare nel febbraio dello scorso anno. Recentemente si è pensato di aprirla a senso unico, ma è stato solo un palliativo che non poteva dare alcun tipo di vantaggio per un supermercato nel quale i clienti hanno bisogno di arrivarci con la macchina, parcheggiare nelle vicinanze e porre la spesa, per non parlare dei mezzi pesanti che dovrebbero scaricare le merci.

Nessuna possibilità di parcheggio, visto che i pochi disponibili sono utilizzati anche dai residenti. La stessa azienda era stata costretta a trasferire un ingrosso alimentare adiacente al supermercato in un altro luogo, proprio per lo stesso motivo.  Eppure, quel supermercato ha continuato a pagare regolarmente tutte le tasse, piuttosto esose, come la TARI ad esempio. Tra i banchi del Consiglio Comunale siede il presidente della più grossa cooperativa alimentare che nella città detiene il maggior numero di supermercati. Nel Consiglio d’Amministrazione della stessa siedono alcuni Consiglieri comunali, addirittura il vicepresidente del Consiglio Comunale. Chi meglio di loro dovrebbe comprendere i disagi di una azienda similare che dovrebbe essere considerata soprattutto collega, piuttosto che concorrente?

I lavori su quella strada sono sempre andati a rilento, nonostante riguardasse tutta la città costretta a percorrerla, in quanto rappresenta un arteria fondamentale che oggi costringe i mezzi articolati ad entrare in città, così come gli autobus a scegliere fermate diverse per i turisti che vi arrivano.

Il grido d’allarme è stato più volte urlato a squarciagola in tutti i modi da tutte le attività situate in quella strada, ma senza essere ascoltato. Così come quelle di chi ci abita, costretta ai disagi immaginabili. Oggi i lavori dell’azienda appaltatrice vanno a rilento con solo un paio di operai che arrivano il lunedì da Latina per farci ritorno il venerdì successivo. Chi dovrebbe controllare non lo fa. “Qui non si è mai visto né il Sindaco, né l’Assessore al ramo”, dicono i responsabili delle attività. Evidentemente non ci sono penali che costringerebbero l’azienda ad implementare la forza lavorativa per finire il prima possibile e limitare i danni. Sul cantiere pesa anche l’assenza dell’ingegnere responsabile del procedimento che in qualche modo dovrebbe tenere sotto pressione l’azienda. Recentemente il Sindaco ha annunciato che i lavori finiranno la prossima estate, ma potrebbe essere tardi anche per altre imprese.

Una città che promuove il recupero di altre zone come il “votano” che paradossalmente avrebbe nel proprio nome del quartiere, una delle possibili motivazioni per accelerarne i lavori, alla vigilia di competizioni elettorali, dopo che negli stessi periodi, in passato sono stati inaugurati in pompa magna delle aree adibite a giardini pubblici con giochi dedicati ai bambini, oggi ridotte in pessimo stato.

Spesso la politica insegue la propaganda, come quella di chiudere il centro della città alle auto che ci ricorda la crisi petrolifera del 1973 quando c’era l’uso a targhe alterne delle, mentre oggi la crisi economica viene travestita dalla definizione ‘mobilità sostenibile’.

Purtroppo oggi ci sono i social, sui quali i pubblici amministratori sono i maggiori protagonisti, non accorgendosi che alla fine non pagano in termini di consensi, basta vedere il crollo di chi, negli ultimi anni, ne ha fatto una strategia indispensabile ai fini del consenso elettorale.

Via De Gasperi, se e quando riaprirà regolarmente, avrà fatto delle vittime ed altre aziende avranno grossi problemi a riprendersi. Bisognerebbe pensarci e mettere da parte la propria maglia politica d’appartenenza, mettendo al primo posto i propri cittadini e le imprese. Ignorando il problema o girare le spalle è il più grosso errore che si possa fare.

 

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